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Mobilità sostenibile. Come arrivare dal territorio al futuro?

L’intervento sulla “mobilità” come fattore di successo delle strategie territoriali nei Comuni marginali e interni, in prospettiva Next Generation EU.

di Francesco Monaco


 

Il criterio della “lontananza” degli insediamenti abitativi marginali e interni dai poli urbani di offerta dei servizi essenziali costituisce l’elemento definitorio cruciale nella costruzione concettuale della strategia per le aree interne nel nostro Paese. Lo ritroverete in tutti i documenti preparatori e, successivamente, negli atti di programmazione e attuazione dei 1066 Comuni della “sperimentazione” SNAI.

Com’è noto, per evitare che la perifericità si tramutasse in marginalità, è stato ritenuto necessario accrescere l’accessibilità dei Comuni interni rispetto ai servizi di base che qualificano la nozione stessa di cittadinanza. A partire da quelli dell’istruzione e della salute, che attraverso scuole e presidi ospedalieri sono offerti perloppiù nelle nostre città. Questo obiettivo è stato conseguito attraverso due diverse modalità di azione, non escludenti: a) rafforzando e ripensando l’offerta di servizi nei Comuni interni, ove possibile; b) migliorando la mobilità con l’esterno e all’interno dell’area, soprattutto attraverso la riduzione dei tempi effettivi di spostamento.

Sono invece quattro i principi a cui ci si è ispirati per la programmazione degli interventi sulla mobilità in SNAI. Un primo principio riguarda la sostenibilità ambientale degli interventi. Secondo questo principio gli investimenti devono essere capaci di massimizzare i benefici ai cittadini stimolando azioni in grado di migliorare, prima di tutto, la manutenzione conservativa e la messa insicurezza delle infrastrutture di collegamento esistenti; successivamente, di ottimizzare e flessibilizzare i servizi di trasporto per accrescerne la rispondenza alla domanda.

Un secondo principio muove dall’esigenza di assicurare un più forte coordinamento fra la programmazione territoriale e la pianificazione trasportistica. E’ chiara, in questo caso, l’intenzione di focalizzare meglio le criticità del trasporto pubblico locale, con specifica attenzione agli spostamenti dei cittadini delle aree interne verso i poli urbani per ragioni di lavoro, salute, studio; inoltre, s’intendono esplicitare più chiaramente le cause principali dei costi sociali derivanti dalla mancata attivazione di meccanismi flessibili nella gestione dei trasporti collettivi nelle aree a domanda debole.

Proprio da questo punto scaturisce il terzo principio che ha mosso l’azione della SNAI: l’analisi della domanda di spostamenti – per dati prezzi di offerta del servizio – e, conseguentemente, la valutazione dei fabbisogni come tassativi passi propedeutici alla definizione delle strategia d’intervento sulla mobilità nelle aree interne.

Il quarto e ultimo principio consiste nel privilegiare, ove possibile e se economicamente fattibile, il consolidamento di sperimentazioni avviate e operative, che avessero dato già prova di buoni risultati.

Per capire cosa sia successo e in che grado suddetti principi siano stati correttamente attuati nella pratica si può ricorrere alla consultazione della vasta documentazione ancora disponibile sul sito di servizio dell’Agenzia della coesione territoriale dedicato alla SNAI. In effetti, in ciascuna delle 72 aree interessate dalla sperimentazione sono stati previsti consistenti investimenti sulla mobilità. Secondo le ultime stime disponibili del Comitato tecnico a dicembre scorso circa il 20% delle risorse investite riguardava la priorità “mobilità e trasporti”. Mentre le azioni che hanno trovato spazio nelle strategie d’area riguardano diverse tipologie di progetti, alcuni integrati fra di loro. Solo a titolo esemplificativo ricordo: la riorganizzazione del trasporto pubblico locale con i servizi a chiamata o la rimodulazione delle corse “scolastiche” (Grand Paradis, Valle d’Aosta); la “rete di collegamenti intercomunali circolari con bus navetta” (Simeto Etna, Sicilia); il “trasporto inclusivo di comunità” (Fortore, Molise); i servizi di trasporto dell’ultimo miglio (Basso Sangro- Trigno, Abruzzo); il progetto di mobilità sostenibile per l’intermodalità e la mobilità (Valchiavenna, Lombardia); il nuovo sistema di mobilità condivisa basato su “servizi innovativi e dedicati di TPL” (Appennino Basso Pesarese-Anconetano, Marche); la riorganizzazione del Trasporto Pubblico Locale (Madonie, Sicilia); l’attivazione e gestione del servizio ride sharing (Valli Maira e Grana, Piemonte). E l’elenco potrebbe continuare.

In prospettiva futura, sappiamo che il PNRR dedicherà consistenti risorse al tema della infrastrutturazione materiale e immateriale del territorio, anche la fine di migliorare la mobilità nelle città, nelle aree interne e fra aree interne e città, naturalmente in chiave di sostenibilità e a salvaguardia del diritto a spostarsi senza ostacoli di tutta la popolazione.

Esamineremo la portata di tali investimenti non appena sarà disponibile la nuova bozza di Piano. Quello che preme qui ribadire è di non disperdere il lavoro fatto fino ad oggi nelle aree interne. Un auspicio per l’intero pacchetto di investimenti SNAI. Perché, seppur con qualche difficoltà e ritardo, a cui il precedente governo aveva peraltro cominciato a metter mano con un’azione di accelerazione che deve essere proseguita, la SNAI ha saputo correttamente porre le basi per ridurre il divario fra cittadini, anche sul versante dell’accessibilità a scuole, presidi sanitari e posti di lavoro. Sostenere l’attuazione degli investimenti programmati e incardinare in essi le nuove iniziative è essenziale per completare il disegno di coesione economico, sociale e territoriale promosso da NGEU.


(Le opinioni dell’autore non impegnano l’amministrazione di appartenenza)


credits: Foto copertina di Mirko Bozzato da Pixabay

Francesco Monaco
Coordinatore nazionale uscente del Comitato Tecnico Aree Interne (CTAI) . .
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