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Civiltà Appennino

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Nuove generazioni con la “conoscienza” a posto

Da Sinisgalli a Odifreddi, oltre le “due culture”


 

L’integrazione e la contaminazione tra aree interne e città, tra Appennino e pianura, è uno dei terreni che su Civiltà Appennino maggiormente trattiamo, sforzandoci ad avere anche autorevoli firme a contribuire con le loro idee e le loro visioni. Una unione “geografica” ma non solo, che non mira a far prevale un luogo a scapito dell’altro, con l’idea di fondo che la valorizzazione delle aree interne sia necessariamente beneficio anche per le città urbanizzate.

Qui invece ci allarghiamo a condividere un altro tipo di unione, quella tra “culture”, in questo caso tra cultura umanistica e cultura scientifica e per farlo prendiamo a spunto e rilanciamo il pensiero di un importante divulgatore come Piergiorgio Odifreddi, non solo matematico ma anche molto altro. Dalle pagine dell’huffingtonpost.it in un articolo che si spinge oltre la visione, in qualche maniera Odifreddi ci induce a ripensare anche ad un nume tutelare di questa rivista, quel Leonardo Sinisgalli considerato proprio il genio delle “due culture”, capace di unire di fatto, nel corso di tutta la sua opera di poeta, comunicatore e intellettuale al servizio della grande industria, la scienza e l’arte, la tecnica e la poesia, sin dagli ’40 del secolo scorso.

Odifreddi ritiene strategico che questa “unione” avvenga sin dai banchi di scuola, per educare alla complessità del mondo ed al porre sullo stesso piano i saperi: “Si tratta di due culture – spiega nell’intervista all’Huffingtonpost – divise solo per volere di una delle due parti. Mi spiego: nessuno che abbia alle spalle studi tecnici o scientifici rifiuterebbe per partito preso di visitare una mostra, leggere un classico delle letteratura, andare al cinema. Invece è considerata normalità il fatto che chi ha una formazione classica e umanistica possa non interessarsi alla scienza, ai classici del sapere scientifico, a contenuti divulgativi. Insomma, se è facile trovare uno scienziato che legge Dostoevskij, Dante o Lucrezio, più difficile sarà trovare un umanista interessato alla lettura di Galileo o Darwin. Ovviamente in parte c’è una difficoltà: non si può pretendere che chi non conosce bene la fisica possa leggere con agevolezza Newton. Ma dall’altro lato c’è una vera e propria resistenza”.

Inoltre Odifreddi contestualizza, tra l’altro, la sua idea anche nel momento storico e sociale che stiamo vivendo, tra ritardi e pandemia a condizionare il percorso della conoscenza. Un’idea che riteniamo utile far diventare ulteriore spunto di riflessione in un tempo in evoluzione culturale e in un anno particolare, in cui tra l’altro ricorrono i 40 anni dalla morte di Leonardo Sinisgalli e la sua filosofia sembra rimanere viva e stimolante più che mai.

Leggi l’articolo su Huffingtonpost.it:

Piergiorgio Odifreddi: “A scuola abbattiamo il muro fra materie scientifiche e umanistiche”

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