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Civiltà Appennino

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Da Berceto, elogio alla lentezza

di Luigi Lucchi

 

Nelle nostre menti, forse corrotte, il termine lentezza è diventato un disvalore.

Lo è soprattutto per chi non vorrebbe una montagna indolente, persone rassegnate, inoperose, e pronte solo al lamento, senza spirito d’iniziativa.

In questi giorni, dopo averlo conosciuto, inaspettatamente, questa estate, abbiamo avuto, a Berceto, il Prof. Paolo Pileri del Politecnico di Milano che alla lentezza dedica la sua ricerca, il suo insegnamento, la sua utopia da scienziato.

Il Prof. Paolo Pileri affida alla lentezza la ricostruzione di un mondo nuovo e con un nuovo umanesimo.

Tra la mia avversione per il termine lentezza, dandogli, ovviamente significati diversi (burocrazia, pastoie, rassegnazione, inoperosità, svogliatezza e briga) e l’affascinante discussione con il Prof. Paolo Pileri ho potuto, riflettendo, ricordare che il termine lentezza, prima della sbornia di antipolitica, iniziato, in Italia, nel 1992 (elezione di Oscar Luigi Scalfaro a Presidente della Repubblica),  mi piaceva ed era, per me sinonimo di giusto ritmo per fare le cose per bene.

Da ammiratore e cultore di Tantanka Yiotaka (Toro Seduto) avevo scoperto che la vera traduzione, in lingua Lakota, era Toro Lento. Lento perché riflessivo, capace di meditare, capace di guardare (lente…………….lentezza), analizzare, affrontare le cose valutando tutte le loro sfaccettature. In definitiva un grande Politico anche se il suo popolo al grande Politico, al grande capo che riusciva a riunire diverse tribù e battere Custer, dà la definizione di Uomo della Medicina. La Politica è farmaco salvavita, medicina, per l’evoluzione umana.

Essere lenti, quindi, è la prerogativa di grandi politici. Di politici che ammiro come Tatanka Yiotaka che hanno accresciuto, in me bambino, la passione per la Politica.

Avrei avuto, quindi, i motivi per non collegare il termine lentezza con burocrazia ottusa, pastoie, perditempo.

Riflettendo, grazie al Prof. Paolo Pileri, quindi, il termine lentezza è sinonimo, soprattutto per Berceto, le Terre Alte, di sviluppo corretto e duraturo.

Lentezza da lente e quindi mezzo per osservare, vedere, mettere a fuoco le cose. Abbiamo un territorio meraviglioso ma fragile. Va governato riflettendo e di certo non abbiamo bisogno di orde schiave del neoliberismo che passano e non vedono, non si accorgono, sono rapaci nello sguardo e nello strappare le nostre risorse.

Non possiamo e non vogliamo competere con la quantità che vuole anche dire monocultura, depauperamento del suolo. Vuol anche dire allevamenti intensivi e malessere animale. Vuole anche dire case dozzinali senza un anima che puoi trovare nella periferia di Milano, Istanbul, Berlino, New York (non hanno un animo, non hanno un’integrazione nel contesto naturale dei luoghi). Lentezza vuol dire, soprattutto, contrasto ai cambiamenti climatici e quindi un altruismo doveroso verso i bambini, i prossimi Europei, Italiani e Bercetesi.

Per una volta, dopo un secolo, in cui le Terre Alte sono collocate a fine classifica possiamo tornare primi. Nei nostri 131 km quadrati di territorio, nei nostri 12 Borghi, nei nostri 250 gruppi di case sparse, quando tutti saranno costretti a perseguire uno sviluppo diverso, sarà piu’ facile seguire pedissequamente le ragionevoli regole di uno sviluppo duraturo, di un nuovo Umanesimo. LENTEZZA

Con la lentezza le Terre Alte non sono penalizzate ma favorite.

Un motivo in piu’ per evitare colpi di coda che il neoliberismo rapace può fare nelle zone deboli, marginali in cui gli abitanti potrebbero risultare di facile permeabilità a sogni che non sono piu’ neppure di moda. A sogni che poi diventano, per tutti, incubi.

Abbiamo evitato, forse  non per nostro merito, i colonizzatori negli anni cinquanta e sessanta evitiamo, però, anche quelli del 2000.

La Comunità di Berceto nel rispetto delle proprie tradizioni può chiedere aiuto a tutti, coinvolgere tutti ma non deve essere servile, dominata da persone che non hanno cuore e ne mostrano, falsamente, uno grande. G. Mahler disse una volta (cito a memoria); tradizione non è l’adorazione della cenere ma la ricerca, sotto la cenere, di un piccolo tizzone di fuoco da cui ricominciare. Noi possiamo e dobbiamo ricominciare.

Possiamo definirci cittadini della Val Baganza. Possiamo definirci cittadini della Via Francigena perché sono queste le nostre Comunità di cui facciamo e vogliamo far parte.

Abbiamo sempre fatto parte anche nell’VIII secolo

Tutto questo è possibile solo se rispettiamo la stupenda Costituzione Italiana e sapremo scostare i costi della Politica da quelli della Democrazia. I Comuni, anche piccoli, sono uno strumento, essenziale di Democrazia e Costituiscono la Repubblica.

Luigi Lucchi è Sindaco di 2.000 cittadini residenti ma anche di 5.000 bercetesi tiepidi, 5.000 proprietari di beni immobili nel Comune di Berceto, di 7.000 villeggianti abituali, di 131 milioni di alberi.

Riscoprire il significato vero e positivo della LENTEZZA e dimenticarci dell’essenza della Democrazia sarebbe un errore grossolano come il pensare che tornerà o che è giusto il turbo capitalismo, il neoliberismo.

Il Corona Virus, volenti o nolenti, ci cambierà.

Prendiamo atto e con “lentezza” andiamo avanti garantendoci un futuro che in caso contrario non ci sarebbe.

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(credits: Foto di Free-Photos da Pixabay)

Luigi Lucchi
Sindaco di Berceto (Pr). Luigi Lucchi è nato a Berceto il 24 maggio 1955. Si è diplomato nel 1974 in agraria. Nel 1985 è stato eletto assessore in Provincia ed eletto consigliere comunale a Berceto, incarico che ha ricoperto sino al 1990. E' presidente dell’associazione Strada della Cisa
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