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Aree Interne, Intelligenza Artificiale e dialettologIA. Se e quando “ci capiremo”

Riflessione scherzosa (e forse no) di Saverio Romeo*  su generative AI e dialetti(a seguito del nostro panel a BTO a Firenze il 23 novembre 2023.

https://shorturl.at/insH1 (Quando AI sta per Aree Interne)


 

Un po’ di giorni fa, Gianni Lacorazza, è venuto fuori con la famosa immagine di Totò e Peppino che chiedono al vigile urbano di Milano “Ma per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”. La provocazione di Gianni sta però nel fatto che i nostri immensi Totò e Peppino indossavano due visori per realtà virtuale ed immagino ponessero la stessa domanda ad un vigile urbano nella Milano nel Metaverso e che la domanda non fosse tanto per il vigile urbano, ma per un generative AI tool.

Adesso io, che pure non pazzeio a ciutarie (nei vari dialetti lucani questa è un’espressione per dire che non ci si vergogna di proporre cose che possono sembrare stupide, ma che forse non lo sono, anzi!) mi sono detto cosa mai avesse risposto il generative AI tool a Totò e Peppino. Debbo dire che questi strumenti, come si dice in Basilicata, non si apparano alla domanda di Totò e Peppino, ossia vanno un pochettino in difficoltà.

Tutto ciò mi ha poi sfruguliato (un’altra espressione dialettale per dire che mi ha stimolato) un altro fatto. E se parlo ai generative AI tool in dialetto galloitalico? Per i profani, il dialetto galloitalico è quello che si parla nel mio paese d’origine, Picerno. Non si parla solo lì. Sia ben chiaro e per sapere di più a riguardo chiedete alla professoressa Patrizia del Puente dell’Università della Basilicata, baluardo ed eroina dei dialetti lucani. Tornado ai nostri amatissimi generative AI tool, ho provato a parlarci in galloitalico. Se non si apparavano (Perdonatemi il continuo salto nel dialetto. Sono nativo galloitalico oltre ad essere figlio di un poeta galloitalico) con Totò e Peppino, con il galloitalico si sono persi totalmente.

L’ho detto a Gianni Lacorazza che si è fatto una bella risata. Ed io ho anche pensato:

ma vuoi vedere che la tradizione ed il dialetto ci difenderanno dall’arrivo inesorabile e letale di Terminator?

Ma mi sono fermato a pensare meglio e mi sono detto di non fare il luddista, proprio io che ci campo su questa benedetta intelligenza artificiale e su queste tecnologie digitali. Ed invece, se istruissimo un generative AI tool a parlare galloitalico, quello diventerebbe la testimonianza eterna del dialetto e diventerebbe così sofisticato che potremmo ritornare ad ascoltare il galloitalico come era negli anni 40 e perché’ no, anche prima.

La testimonianza vivente della storia e della cultura galloitalica sarebbe un sistema di generative AI! Altro che Terminator, qui andiamo a scomodare Philip K. Dick e Arthur C. Clarke! Ma prima di perdermi in un inutile momento di autoesaltazione, mi sono rivolto ad un esperto perché’, checché se ne dica in giro, gli esperti conoscono perché’ studiano le cose, noi, poveri mortali, siamo semplicemente informati ed a volte anche male. Ed allora sono andato a scomodarne uno di gran valore che non è semplicemente un esperto in Intelligenza Artificiale, ma esperto nell’applicare l’Intelligenza Artificiale alle lingue ed alle traduzioni, Simone Perone VP Product Management at Translated (translated.com). Tanto per illustrare il livello, Transalted e Simone Perone lavorano per Google, AirBnb, e la Commissione Europea, tanto per menzionarne alcuni. Il mio intervistato è caudino e appassionato utilizzatore del dialetto caudino ed ha preso al volo la mia provocazione. Alla domanda se potessimo creare un sistema di generative AI che parla e scrive in dialetto, Simone ha risposto senza esitazione: “Possiamo fare tutto”. Oddio!! Qui arriva Terminator davvero! Ed io ho continuato chiedendogli se fosse possibile che questo sistema potesse scrivere e parlare il dialetto di 60 anni fa o di 100 anni fa. E lui, perentorio, “Possiamo fare tutto.” Veramente?!! Ma poi, titubando pian piano dice: “Ma per fare tutto ci servono i dati e tanti. I sistemi imparano con i dati. Senza dati rimangono codici di software abbastanza inutili”. Ci servono i dati ossia ci serve lo scibile di ricerca che studiosi come la professoressa Patrizia Del Puente portano avanti e le parlate di tanti galloitalici date ad un sistema di generative AI. Che lavoro stupendo sarebbe mettere insieme Simone Perone con tutto lo scibile galloitalico! Potrebbe pure essere che con tutto ciò un generative AI tool avrebbe una risposta sensata o, meglio ancora, si farebbe una piacevolissima risata cercando di rispondere a Totò e Peppino. “Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?” Passate dal generative AI, ma, mi raccomando, portate i dati!

Saverio Romeo
Lecturer in Digital Transformation and Emerging Digital Technologies at Birkbeck, University of London and Founder of the Emerging Technology Observatory
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