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Civiltà Appennino

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Tutte le “civiltà” per le aree interne

Codice Braille strumento di accesso alla cultura dal valore universale. Anche per le comunità marginali.

Di Fabiana Santangelo


 

Nella Costituzione italiana la cultura è un diritto inalienabile, d’altro canto l’esercizio o la rivendicazione stessa di un diritto genera a sua volta valori culturali, creando così una perfetta interscambiabilità fra i due significati.

Oggi abbiamo davvero innumerevoli modi di declinare il sapere in un mondo iperconnesso e multiculturale, eppure non ancora pienamente accessibile, non a caso il goal 4 dell’agenda 2030 si prefigge di garantire un’istruzione di qualità inclusiva offrendo opportunità di apprendimento a tutti, nella propria specificità. Per realizzare questo grande traguardo è però necessario conoscere le varie realtà che costituiscono il grande mosaico della civiltà globale con le loro caratteristiche peculiari. Alcune dimensioni hanno radici secolari, come ad esempio il codice Braille, sistema di letto-scrittura utilizzato da tutte le persone non vedenti e ipovedenti del mondo da quasi duecento anni.

In Italia questo fondamentale strumento culturale, già riconosciuto patrimonio Unesco,  si celebra il 21 febbraio di ogni anno dal 2007, anno in cui la legge 126 sancì istituzionalmente la necessità di riconoscere un momento speciale di sensibilizzazione su questo tema, in coincidenza della giornata mondiale della difesa dell’identità linguistica, promossa sempre dall’Unesco. Questa fondamentale invenzione, ebbe origine dall’ingegno di un giovanissimo Louis Braille, nella Francia della prima metà dell’Ottocento, in un piccolo borgo di provincia distante pochi chilometri da Parigi, chiamato Coupvray.

L’ elemento base del sistema Braille è una matrice costituita da due colonne e tre righe, all’interno della quale sono collocati dei puntini che vengono percepiti al tatto e che assumono significato in base alla loro collocazione all’interno della cella stessa.

In questo modo è possibile creare ben 64 combinazioni differenti grazie alle quali si rappresentano lettere con dieresi e accenti, numeri, note musicali e simboli di punteggiatura; grazie alla sua versatilità infatti, il Braille viene declinato ancora oggi in 800 lingue e dialetti diversi in tutto il mondo.

Secondo le ultime stime della World Healt Organization (2018) i non vedenti a livello globale  sono circa 36 milioni e gli ipovedenti 217 milioni, complessivamente le persone con disabilità della vista raggiungono quindi i 253 milioni.

 

A questo proposito viene lecito chiedersi quale ruolo possano avere le piccole comunità di Appennino nel preservare questo strumento di accesso alla cultura dal valore universale.

La risposta è fare rete sul territorio, percependone bisogni e punti di forza, condividendo poi le proprie esperienze con quelle di altre realtà fino a creare, nel tempo, una maglia sempre più ampia. In questo fitto sistema di relazioni le singole comunità rappresentano i nuclei di connessione fondanti tra cui avviene lo scambio di competenze ed esperienze che da una parte preserva e dall’altra rigenera il sapere.

Nell’Appennino lucano un esempio di questa rete virtuosa è rappresentato dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che, dal 1952, svolge in Basilicata il suo importante ruolo di tutela dei diritti delle persone con disabilità della vista, promuovendo principi di solidarietà e integrazione culturale.

Quest’anno in occasione della XIV edizione della giornata nazionale del Braille l’associazione ha organizzato un webinar dal titolo “Storia di un codice universale”, realizzato in collaborazione con la FNISM – Federazione Nazionale Insegnanti, che verrà riconosciuto come attività formativa per il personale docente, rientrante nelle 25 ore di formazione annuale previste dalla normativa vigente. Un risultato importante a dimostrazione del fatto che anche una piccola realtà può esercitare ruoli di rilievo, intrattenendo relazioni con enti e istituzioni di carattere nazionale.

Facendo qualche passo indietro con la memoria, è possibile ripercorrere un altro importante traguardo raggiunto dall’associazione quando il progetto “Insoliti puntini: il Braille per tutti i bambini” è stato selezionato nel 2019 per partecipare alla VII edizione di Maker faire Rome, una delle maggiori fiere europee di makers che ha lo scopo di accendere i riflettori su idee e invenzioni provenienti da tutto il mondo.

Il progetto selezionato, momentaneamente sospeso in presenza nelle scuole a causa della pandemia, ha lo scopo di divulgare e promuovere il Braille, facendolo diventare patrimonio di tutti i bambini attraverso attività ludico-educative secondo il principio dell’imparare facendo.

Un’esperienza significativa ed entusiasmante che ha consentito al Braille di dare piena dimostrazione della sua integrazione con le nuove tecnologie dalle quali non potrà essere superato poiché la sua struttura logico-matematica consente di sviluppare gli strumenti necessari all’individuo per acquisire le attitudini basilari al ragionamento e alla percezione dei volumi nello spazio, di cui tutti gli individui si servono durante le fasi cruciali della crescita.

Nel 2020, successivamente alla risoluzione ONU del 2018 che ha sancito l’uso del linguaggio scritto quale libertà fondamentale, è stata istituita la giornata mondiale del Braille che si celebrerà il 4 gennaio di ogni anno, in coincidenza del giorno della nascita del suo omonimo inventore.

Forse in un piccolo borgo sconosciuto qualcosa d’incredibile attende ancora di essere scoperto…

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Credits foto testo Fabiana Santangelo
Foto copertina: https://pixabay.com/photos/person-female-woman-animal-pet-731495/

Fabiana Santangelo
Giornalista freelance particolarmente interessata alle tematiche sociali.
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