Top
Image Alt

Civiltà Appennino

  /  Lettere e letture   /  Geoetica per il territorio

Geoetica per il territorio

Andare oltre le contrapposizioni

di Silvia Peppoloni


 

La pandemia non è conclusa, ma siamo già di fronte ad un bivio. Vogliamo tornare a perpetuare modelli di società insostenibili per la sfera ecologica del pianeta, oppure vogliamo cambiare strada, come da decenni ci indicano i geoscienziati e altri esperti delle dinamiche del sistema Terra,  e costruire soluzioni realistiche, ecocompatibili e socio-sostenibili? Non credo ci siano alternative alla seconda opzione, ma non tutti sembrano essere dello stesso avviso. Di certo, costruire un futuro diverso post-pandemia richiede una discussione onesta, aperta e obiettiva sull’idea di società che vogliamo realizzare insieme. E in questo processo creativo dobbiamo partire da alcuni fatti che sembrano evidenti.

Il primo riguarda la nostra decisione di vivere in grandi agglomerati urbani che mortificano la qualità della vita di ciascuno, deteriorano il tessuto sociale e l’ambiente naturale. In questa condizione, a volte percepiamo un senso di appartenenza ad un quartiere, ad un’attività, ad un insieme di simboli e abitudini che strutturano la nostra sicurezza, dandoci conforto nel mare d’incertezza, nell’assenza di “calore” delle relazioni sociali, o nell’affastellamento di difficoltà che sovrastano le possibili opportunità che la città può offrire. La natura è confinata nei parchi, in misere aiuole chiuse tra il cemento, negli alberi soffocati dall’asfalto. Il degrado è la cifra con cui pesare la marginalità delle periferie. Il bello sembra confinato nei nuclei storici, spesso ridotti a luoghi di solo passeggio nel tempo libero, mai spazi di novità di vita.

Un secondo elemento evidente è che la globalizzazione, anche se ci ha legato di più gli uni agli altri, non ci ha reso però coscienti del destino che ci lega: la globalizzazione è ovunque, è in noi, intorno a noi e lontano da noi, e i cambiamenti globali antropogenici che ne sono un effetto incontestabile, restano qualcosa altro da noi, processi di cui siamo disattenti testimoni. La sfera della relazioni umane è assottigliata dall’atomizzazione urbana della socialità e dall’esaltazione dell’egoismo fine a stesso. Eppure proprio la pandemia ci ha dimostrato che non c’è risposta senza condivisione, non c’è soluzione senza compartecipazione.

Infine, un terzo elemento su cui riflettere è che urbanizzazione e globalizzazione hanno una matrice comune, ovvero la a-territorialità, che determina una perdita del senso del luogo. Come afferma il sociologo Franco Ferrarotti “… il luogo ha perso l’aura, la connotazione specifica, il clima e l’atmosfera che lo definiva in maniera unica …”. Chiediamoci se non sia questa la ragione della violenta predazione, dell’esercizio prepotente di una economia vorace, dello sfruttamento indiscriminato della dimensione locale ad opera di enti globali come le multinazionali. La a-territorialità è il paradigma che viene alimentato anche dal mondo digitale, virtualizzazione della vita vissuta.

Esiste un limite a tutto questo? Il recupero di senso della vita non viene dalla contrapposizione della città con la campagna, della metropoli con i paesini che connotano le aree interne. Non esiste un tornare indietro. Non c’è niente di peggio che glorificare il passato crogiolandosi nella nostalgia di una vita spesso povera e circoscritta.

Occorre invece ricucire, costruire le relazioni tra l’urbano e il rurale, bisogna tessere un legame tra periferia e centro, occorre dare valore alla velocità come al silenzio. Il territorio tra città, costa, collina, montagna è unico ed è lo spazio di senso che dobbiamo costruire alla luce di principi e valori che uniscano nella diversità.

La geoetica, proposta da Silvia Peppoloni e Giuseppe Di Capua nel libro recentemente pubblicato da Donzelli Editore “Geoetica: manifesto per un’etica della responsabilità verso la Terra, tenta questa complessa operazione di riconciliazione, non sottraendosi alla complessità delle realtà socio-ambientali in cui lo spazio umano si articola. Come affermano gli autori: “… il territorio non è semplicemente il luogo dove si nasce o si vive, ma il supporto fisico delle proprie attività, una preziosa risorsa storica, emozionale, economica, e soprattutto uno dei valori fondanti dell’identità umana”.

Costruire legami con e sul territorio significa dare attuazione al pensiero geoetico, allargare l’orizzonte della propria dimensione esistenziale dando senso agli spazi e al tempo del vivere, un vivere essendo guidati dal principio della responsabilità, dal riconoscimento della dignità di ciò che costituisce la realtà e dall’azione solidaristica all’interno delle comunità. La geoetica non ammette soluzioni di continuità tra città e borghi, tra pianure e colline, tra coste e montagne, poiché è la costruzione di un’autentica qualità del vivere che sarà in grado di creare nuovi spazi, a misura di un essere umano rigenerato nella sua dimensione individuale, sociale, economica, ecologica, etica ed estetica. Nuovi spazi che si apriranno nelle città così come nei paesi più piccoli e remoti.


Credits foto copertina:Foto di Sasin Tipchai da Pixabay

Silvia Peppoloni
Ricercatrice all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, si occupa di rischi naturali, aspetti sociali delle geoscienze e Geoetica. Segretario generale e co-fondatrice dell’International Association for Promoting Geoethics, consigliere dell’International Union of Geological Sciences.
it_ITItalian
it_ITItalian