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Giovani e aree interne. Quando la visione del futuro è…. con-promessa

“La principale minaccia per le prospettive future di un adolescente è uscire dalla scuola superiore senza un’istruzione adeguata. Questo rischio è molto più concreto nelle aree interne, dove l’offerta educativa viene più spesso minata da fattori come l’alta mobilità dei docentipluriclassi composte da alunni di età diverse, scuole sottodimensionate”.

Si parla di divari educativi nello studio Scelte compromesse. Gli adolescenti in Italia, tra diritto alla scelta e povertà educativa minorile, (leggi l’articolo)  il nuovo report nazionale dell’Osservatorio Conibambini promosso da Openpolis e Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

Uno studio che tocca non poco le aree interne e le problematiche ad esse connesse, evidenziando come proprio la scuola, nella sua indiscutibile funzione di pilastro della società, sia uno dei terreni di maggiore attenzione nelle scelte che riguardano il futuro della aree interne.

Una riflessione che raccoglie anche Monica Sozzi nell’articolo Giovani e scelte compromesse: ecco da cosa dipende il loro futuro, pubblicato da ASviS, in cui tra i vari fattori di divario, quello di appartenenza territoriale rappresenta sicuramente un elemento determinate. “Alla fine delle medie – afferma  – gli adolescenti sono chiamati a fare una scelta molto importante: la scuola superiore. Scelta per cui il territorio di appartenenza costituisce un forte elemento di divario. In alcuni territori, lontani dalle città maggiori, la scelta della scuola è condizionata anche dall’offerta presente. Nelle aree periferiche o interne della penisola l’offerta educativa viene spesso minata anche da fattori come l’alta mobilità dei docenti, pluriclassi composte da alunni di età diverse, scuole sottodimensionate. Le statistiche rilevano una quota di Neet (giovani disoccupati che non studiano né si formano) più elevata nelle aree interne e nelle periferie”. (leggi l’articolo)

Evidentemente la necessità è proprio quella di “invertire lo sguardo” – per restare nel solco culturale di Riabitare l’Italia e di Civiltà Appennino – e mantenere ferma la prospettiva di un cambio sostanziale di visione per le aree interne, per le quali agli appelli a ripopolare i borghi si affianchi una strategia del “come fare”, garantendo diritti di cittadinanza e pari opportunità soprattutto alle giovani generazioni.
I giovani che sceglieranno di abitare le aree interne dovranno sicuramente accettare qualche piccolo compromesso, ma almeno il loro futuro non sarà compromesso se potranno orientare le loro scelte valutando vere opportunità, diciamo con…promesse.


credits foto copertina. Foto di Roselie da Pixabay

 

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